La maschera di ferro: la storia vera dietro al film con Di Caprio

Il film La maschera di ferro con Di Caprio è basato sul libro di Alexandre Dumas “Il visconte di Bragelonne”, a sua volta ispirato a una vicenda reale. Ecco la storia vera.
Dettaglio del poster del film La maschera di ferro

 

Nella storia di Francia a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo c’è un mistero che ancora oggi non conosce una risposta certa.

Nel 1703, negli archivi della Bastiglia viene registrata la morte di un prigioniero noto come “Maschera di Ferro”, perché la sua identità era celata da una maschera (anche se non letteralmente di ferro, bensì di velluto nero con molle di ferro che la tenevano chiusa). Chi era l’uomo il cui volto doveva restare segreto?

La vicenda infiamma la curiosità e la fantasia non solo del popolo, ma anche di uomini di cultura come Voltaire e Alexandre Dumas, che intorno a essa costruisce la trama del capitolo conclusivo del Ciclo dei moschettieri, Il visconte di Bragelonne.

Il libro offre un’interpretazione romanzata dei fatti e ispira ben 6 adattamenti per il piccolo e il grande schermo, caratterizzati da diversi gradi di fedeltà. L’ultimo in ordine di tempo è il film del 1998 diretto da Randall Wallace con Leonardo DiCaprio, intitolato proprio La maschera di ferro.

Ma qual è la storia vera dietro alla finzione letteraria e cinematografica?

Il romanzo di Alexandre Dumas padre e il film con DiCaprio

Alexandre Dumas padre (1802-1870) si appassiona alla storia della misteriosa Maschera di Ferro dopo avere letto le ricerche condotte da Voltaire sulla vicenda.

Il filosofo e poliedrico artista francese ne scrive in una appendice al XXV capitolo della sua opera Le Siècle de Louis XIV (1751), sostenendo che l’uomo la cui identità viene tenuta gelosamente segreta è un fratellastro o un fratello, forse addirittura un gemello, di Luigi XIV ovvero il Re Sole. In base a questa teoria, la Maschera di Ferro sarebbe il frutto di una relazione adulterina tra la regina Anna d’Austria e un misterioso amante, sulla cui identità circolano molteplici ipotesi, anche che si tratti del cardinale Mazzarino, braccio destro e successore del cardinale Richelieu.

Dumas padre abbraccia la tesi di Voltaire e ne Il visconte di Bragelonne mette in scena il tentativo da parte del moschettiere Aramis di sostituire Luigi IV con il fratello gemello, rinchiuso alla Bastiglia con il volto coperto da una maschera sotto le mentite spoglie di Filippo Marchiali.

Il film del 1998 con Leonardo DiCaprio riprende l’impianto di base del romanzo, ma si concede molte libertà rispetto alla storia raccontata nel libro, che culminano nella rivelazione relativa alla paternità dei “gemelli reali” e in un epilogo molto diverso da quello immaginato da Dumas padre.

La vera storia della Maschera di Ferro

Ad accendere i riflettori sulla vicenda della Maschera di Ferro è Voltaire, quando viene imprigionato per breve tempo alla Bastiglia nel 1717, in seguito ad alcuni versi satirici contro il reggente di Francia Filippo D’Orléans e sua figlia, la Duchessa di Berry. Nel corso del soggiorno forzato, il filosofo viene a sapere da alcune guardie che qualche anno prima nel tristemente famoso carcere parigino viveva recluso un misterioso prigioniero.

L’uomo portava sul volto una maschera di velluto nero trattenuta da molle di ferro, che doveva indossare sempre quando era in presenza di qualcuno, e non poteva parlare con nessuno (fatta eccezione per il confessore, l’ufficiale comandante della guardia e il medico), ma godeva di un trattamento privilegiato. Gli veniva servito cibo di prima qualità e in abbondanza, vestiva abiti costosi, poteva tenere in cella libri e strumenti musicali e gli era concesso di fare brevi passeggiate nel cortile della fortezza.

Lo speciale regime di prigionia induce Voltaire a riflettere e il filosofo arriva alla conclusione che l’uomo non solo era qualcuno di importante e che probabilmente era a conoscenza di informazioni molto delicate, ma anche che non poteva essere ucciso per motivi politici o d’affetto e che il suo volto era noto (o almeno, poteva fare nascere dubbi o sospetti in chi lo vedeva).

Ritratto di Voltaire

Affascinato dal mistero, quando esce di prigione, Voltaire inizia a indagare e scopre che il prigioniero mascherato era arrivato alla Bastiglia nel 1698dalla fortezza di Fort Royal sull’Isola di Santa Margherita, dopo una breve sosta al Castello d’If. Per tutto il viaggio, l’uomo era stato scortato personalmente dal moschettiere Bénigne Dauvergne de Saint-Mars, sottoposto di d’Artagnan e uomo di fiducia della Corona, oltre che governatore della Bastiglia proprio dal 1698.

Lo stesso Dauvergne de Saint-Mars aveva già portato l’uomo nel 1687 a Fort Royal dal Forte di Exilles, in Piemonte, dove lo aveva condotto nel 1681 dalla vicina Fortezza di Pinerolo, carcere in cui era stato recluso per 12 anni.

Il misterioso prigioniero era stato registrato alla Bastiglia come Filbert Gesnon. Ma dopo la morte improvvisa nell’autunno del 1703, era stato sepolto nel Cimitero di Saint-Paul-des-Champs a Parigi con il nome di Marchioly (o secondo altra grafia, de Marchiel).

Le ipotesi sull’identità della Maschera di Ferro

Le attenzioni e gli accorgimenti a dire poco speciali messi in atto nei confronti della Maschera di Ferro fanno pensare da sempre che il misterioso prigioniero fosse una personalità di rilievo dell’epoca. Ma chi? Le ipotesi non mancano.

Per alcuni, si tratterebbe di Luigi di Borbone, conte di Vermandois e figlio naturale di Luigi IV e della sua amante, Louise de la Vallière. Tuttavia, non è chiaro perché il giovane (che stando alla storiografia ufficiale è morto a 16 anni nel 1683, mentre combatteva nelle Fiandre) sarebbe stato imprigionato: per uno sgarbo al Delfino o perché scandalosamente sedotto da Filippo di Lorena (favorito del duca d’Orléans).

Un’altra teoria vorrebbe nei panni della Maschera di Ferro il padre naturale del Re Sole. Secondo questa ipotesi, il cardinale Mazzarino avrebbe organizzato degli incontri clandestini tra la regina Anna d’Austria e un rampollo con il sangue dei Borboni per ovviare alla mancanza di un discendente nella coppia reale. In tal caso, l’uomo potrebbe essere stato imprigionato per impedirgli di rivelare che il Re Sole era un “bastardo” e il suo volto nascosto per una evidente somiglianza con quello del figlio.

D’altra parte, l’ipotesi sostenuta da Voltaire e Dumas padre, secondo la quale il misterioso prigioniero sarebbe un fratello di Luigi XIV, rimane una delle più gettonate (più che per la veridicità, per il suo indubbio fascino). Tuttavia, a insidiarla ci sono due teorie che possono contare su qualche fatto storico in più.

Leonardo DiCaprio ne La maschera di ferro

In base a una, la Maschera di Ferro sarebbe l’ex ministro delle finanze di Luigi XIV, Nicolas Fouquet, arrestato nel 1661 con l’accusa di essersi appropriato indebitamente di ingenti entrate demaniali. Tale ipotesi è convincente nelle premesse, ma zoppica sulle conclusioni, perché Fouquet è morto nella Fortezza di Pinerolo nel 1680, dopo 16 anni di prigionia. Di conseguenza, è impossibile che sia stato condotto al Forte di Exilles nel 1681, come invece è accaduto alla Maschera di Ferro. Del resto, non si può escludere uno scambio di persona. Ma se era davvero Fouquet il prigioniero misterioso, perché coprirgli il volto? A parte il fatto che l’ex ministro era probabilmente noto a ben pochi francesi, nel carcere di Pinerolo è stato registrato con il suo vero nome.

Invece, secondo l’altra l’ipotesi, dietro la Maschera di Ferro si celerebbe il conte italiano Ercole Antonio Mattioli, ex ministro del duca di Mantova Carlo IV. A quanto pare, l’uomo era un informatore dei Savoia, ma anche del re di Francia e del re di Spagna, e sarebbe stato arrestato dai francesi per avere arrecato un grave danno alla Corona con i suoi intrighi. Imprigionato nella fortezza di Pinerolo nel 1679 con il falso nome di Lestang, nel 1694 è stato trasferito a Fort Royal (senza passare dal Forte di Exilles), dove è morto poco dopo. Ma in molti credono che il decesso sia stata una messa in scena e che Mattioli sia stato portato alla Bastiglia, facendo nascere il mito della Maschera di Ferro. L’uomo sarebbe stato tenuto in vita perché conosceva moltissimi segreti di stato… di più stati e la maschera sarebbe stata necessaria perché era stato arrestato illegalmente (cosa che spiegherebbe la registrazione a Pinerolo con una identità fittizia). Se qualcuno lo avesse riconosciuto in carcere, la cosa avrebbe creato ai francesi problemi con gli spagnoli, i Savoia e i Gonzaga, imparentati con gli Asburgo d’Austria. Inoltre, il nome sulla tomba della Maschera di Ferro, Marchioly, presenta una innegabile somiglianza con Mattioli.

 

Tra verità, finzione, fatti e supposizioni, l’identità della Maschera di Ferro sembra destinata a rimanere “incerta” ancora a lungo…

Fonte: Mondofox

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Jared Leto explores America’s ‘good, bad and ugly’ on new album

Jared LetoImage copyrightSTEVEN FERDMAN

When is a political album not a political album?

When it’s the new record by actor and singer Jared Leto’s band Thirty Seconds to Mars.

America, the band’s fifth album, came out on 6 April and for all its bombastic stadium rock and pseudo-inspiring call to action, tries to steer clear of any specifics, choosing instead to paint slogans with a rather broader brush.

Walk on Water, the taster track from the record which was released last summer, was accompanied by a video stamped with figures about US migration, prison statistics, footage of North Korean nuclear launches, protests and, of course, the President Donald J Trump.

The targets are wide but it’s not immediately clear what Leto, his brother Shannon and the rest of the band are asking people to protest about.

A thin line, the whole truth/The far right, the left view/Breaking all those promises made/Times are changing

 

“Walk on Water is a political song about standing up and fighting for what you believe in,” insists Leto, talking to the BBC between dates of the band’s UK tour in March.

“It’s about change and it’s about the possibilities that we have at our fingertips.”

30 Seconds to Mars coversImage copyright TWITTER
Image captionFans can design their own version of the album cover

The album’s promotional campaign allows users to design their own cover, picking five words which best define the United States of America.

It’s a clever spin on traditional album artwork, though just how much the band’s fans who live outside the 50 States will be engaged remains to been seen.

30 Seconds to Mars coversImage copyright TWITTER
Image captionLeto describe the lists as a ‘time capsule’

“The idea around the album campaign, the lists, it’s almost like a time capsule, if you look at the individuals, they describe specific things but as a whole they give a sense of the culture and the times that we’re living in,” explains Leto.

The 46-year-old, who formed his band 20 years ago, first found fame as an actor starring opposite Claire Danes in the short-lived cult TV series My So-Called Life.

His performance as a transgender woman in Dallas Buyers Club in 2013 won him an Oscar, a Golden Globe and a Screen Actors Guild Award for best supporting actor.

He also played Batman’s iconic nemesis The Joker in 2016’s Suicide Squad.

Jared Leto and friendsImage copyrightMATTY VOGEL
Image caption“I’d always wanted to write an album about the places I’d been and the people I’d interviewed”

As a musician, Leto has sold 15 million albums worldwide, first touring the United States as a headline act in 2006.

“I’d always wanted to make an album based upon my travels around the country and write an album about the places I’d been and the people I’d interviewed,” he says.

“We made a portrait of a country in what I think is a really important time, a time of great change, of instability and uncertainty, a time where were asking big questions about who are we, what type of country do we want to be and these questions are being asked around the world.”

The album is partly a companion piece to a short film, which Leto directed, called A Day in the Life of America which aimed to capture 24 hours of American life on the Fourth of July.

Both projects, says Leto, attempt to portray the country warts and all.

“We explore the good, the bad and the ugly, I don’t think there’s an American alive that sees perfection or sees things in a idealistic way. I think that we are like every nation, a collection of imperfections but also aspirations to kind of follow or reach a bigger ideal or dream.”

Jared Leto and friendsImage copyright MATTY VOGEL
Image caption The singer is currently hitchhiking across America to plug the album

Leto describes the new album as not just political “it’s social, it’s imaginative, it’s highly personal and revealing” but steers clear of any overt campaigning, perhaps for fear of alienating fans on either side of an increasingly divided country.

In today’sclimate, it feels slightly against the grain with even commercial artists like Eminem nailing their colours to the mast, speaking out against the NRA in a new verse of his track Nowhere Fast and his blistering viral anti-Trump freestyle.

Leto did speak out in support of young Americans who took part in the March For Our Lives, telling the BBC he backed them “1000%”.

But of the album, which includes duets with rapper A$AP Rocky and singer Halsey, he says: “I didn’t want to be overtly political, I was much more interested in being personal and being social and being fun because those are things happening now”.

“It’s not just a time for suffering and disappointment, there’s a lot of excitement and fun and inspiration – for every heartache there’s a story of perseverance that is really powerful.”

Source: Bbc

Editing: Ines Palumbo

Game of Thrones 8, finite le riprese di una battaglia epocale: oltre 55 giorni di lavoro sul set

Sarà la battaglia finale per il trono di Westeros? O per l’esistenza degli uomini? Non si sa ma è comunque un record.

GAME OF THRONES Re-Throned: “Battle of the Bastards” (S6, E9)

La celebre Battaglia dei Bastardi nella sesta stagione di Game of Thrones è stata uno scontro epico, anche se forse la sequenza è stata poi superata dagli attacchi di Daenerys con tanto di draghi finalmente adulti visti nella settima stagione dello show.

E che dire poi delle scene in cui l’esercito del Re della Notte oltrepassa la Barriera? Non è uno scontro vero e proprio, ma l’armata dei non-morti impressiona e non poco.

Bene, tutte queste sequenze saranno probabilmente surclassate da un’altra grandiosa battaglia che la produzione sta preparando per la stagione 8 della serie. È una sequenza epica che ha richiesto ben 55 giorni di riprese, senza contare la post-produzione.

Si tratta di una mole di lavoro mai vista per lo show, che per tutte le battaglie precedenti non è mai andato oltre il mese di riprese. Per l’ultima stagione, dunque, HBO ha deciso davvero di fare le cose in grande, anche e soprattutto a livello economico.

La notizia è stata diffusa dal sempre vigile sito Watchers on the Wall, che ha prontamente individuato un post su Instagram dell’assistente alla regia Jonathan Quinlan. La foto, che è stata rimossa dal social, rappresentava una nota di ringraziamento della produzione verso tutti i partecipanti alle riprese. Eccola:

Nota di ringraziamento della produzione di GoT 8 per la battaglia da 55 giorni di lavoroHDWatchers on the Wall

Il breve messaggio parla di “freddo, neve, pioggia, fango, mer*a di pecora di Toome” e i “venti di Magheramorne”. Queste referenze geografiche sono molto chiare: tra le location di GoT, infatti, quei luoghi sono stati già utilizzati per il set di Grande Inverno, quindi è più che lecito aspettarsi uno epico scontro ancora sulle mura della fortezza degli Stark.
Contro gli Estranei (a cavallo)? Probabile.

Ancora, sotto alla foto, Quinlan aveva chiosato con “[il messaggio] dice tutto. 55 notti consecutive, 11 settimane, 3 location. Non vedrete mai più una cosa del genere”.

Insomma, sembra che questa battaglia segnerà nuovi standard per le scene d’azione televisive. Non è detto che si tratti necessariamente di una scena lunga, in quanto il tempo di ripresa non sempre rispecchia il tempo di messa in onda, tuttavia ci aspettiamo qualcosa di memorabile.

Game of Thrones, lo ricordiamo, tornerà con l’ottava e ultima stagione nel 2019.

Fonte: Mondofox

Jurassic World: Fallen Kingdom Trailer #3 To Roll Out Soon


It seems Universal Pictures is on its way to rolling out another Jurassic World: Fallen Kingdom trailer soon. A new trailer has been found rated and listed on Consumer Protection BC. The listing suggests that the upcoming trailer will be 2 minutes and 30 seconds long.

Jurassic World: Fallen Kingdom, which is the sequel to Colin Trevorrow’s 2015 blockbuster hit Jurassic World, will pick up several years after the last film on the Isla Nublar Island where an erupting volcano will threaten the dinosaur living on the island to the bridge of extinction. Chris Pratt and Bryce Dallas Howard’s will return as Owen Grady and Claire Dearing to the island to evacuate dinosaurs in order to save them from the devastating volcano.

The last Jurassic World: Fallen Kingdom trailer, which was released in February, gave fans a glimpse of a new species of dinosaur which is neither a T-Rex nor a raptor. The new species of dinosaur shown in the trailer is rumored to be the Indoraptor, similar to Indominus Rex.

Jeff Goldblum will be reprising his role as Dr. Ian Malcom. The film also stars Ted Levine, Toby Jones, Rafe Spall, Daniella Pineda, and Geraldine Chaplin. The Orphanage and A Monster Calls fame Spanish filmmaker Juan Antonia Bayona (J.A. Bayona) is directing  Jurassic World: Fallen Kingdom. The movie has been co-written by Colin Trevorrow and Derek Connolly and it is being produced by Frank Marshall, Belén Atienza, and Pat Crowley.

While Jurassic World: Fallen Kingdom is still a couple of months away from its release, Steven Spielberg has confirmed to Entertainment Weekly that Colin Trevorrow, director of the 2015 reboot and co-writer of Fallen Kingdom, will return to direct the third and the final picture in the series. The film is set to release in 2021.

Jurassic World: Fallen Kingdom will debut in theaters on June 22, 2018.

Source: Consumer Protection BC via Trailer-Track

Ricordi di un vicolo cieco

Sea rocks | sky, clouds, sea, rocks

Author: Bobyleva Galina

Socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo. Poi dedico una preghiera a tutte le persone che a un certo punto si sono allontanate da me. Le persone con cui avrei potuto avere un rapporto diverso, e con le quali, invece, per qualche ragione non è andata bene. In questo mondo, a causa delle circostanze in cui li ho incontrati, tra me e loro le cose non hanno funzionato in nessun modo. Ma sento, ne sono certa, che da qualche parte, in un mondo profondo e lontano, su una bellissima riva, ci sorridiamo, ci offriamo gentilezza, e trascorriamo insieme momenti felici.

Ricordi di un vicolo cieco, Banana Yoshimoto

I close my eyes and I recognize my world. Then I dedicate a prayer to all the people who at one point have left me. The people with whom I could have had a different relationship, and with whom, however, for some reason did not go well. In this world, because of the circumstances in which I met them, things have not worked in any way between them and me. But I feel, I am sure, that somewhere in a deep and faraway world, on a beautiful shore, we smile, we offer ourselves kindness, and we spend happy moments together.

Memories of a Dead End, Banana Yoshimoto

Cierro los ojos y reconozco mi mundo. Luego dedico una oración a todas las personas que en algún momento me han dejado. La gente con la que podría haber tenido una relación diferente, y con la que, sin embargo, por alguna razón no salió bien. En este mundo, debido a las circunstancias en las que los conocí, las cosas no han funcionado de ninguna manera entre ellos y yo. Pero estoy seguro de que en algún lugar de un mundo profundo y lejano, en una orilla hermosa, sonreímos, nos ofrecemos amabilidad y pasamos momentos felices juntos.

Recuerdos de Un Callejon Sin Salida, Banana Yoshimoto

Il Signore degli Anelli: la serie TV ha già in programma 5 stagioni

La serie TV ispirata a “Il Signore degli Anelli”, potrebbe essere divisa in 5 stagioni  arrivando a costare complessivamente oltre 1 miliardo di dollari. Ecco tutte le ultime notizie.

L'anello de Il Signore degli Anelli

A quasi 45 anni dalla sua morte, J. R. R. Tolkien ha concluso il più grande contratto del dorato mondo di Hollywood del 2017.

Lo scorso 13 novembre, infatti, Amazon Studios ha battuto Netflix aggiudicandosi i diritti della serie TV de Il Signore degli Anelli sborsando ben 250 milioni di dollari alla Tolkien Estate (la società che si occupa dei diritti d’autore delle opere di Tolkien).

La serie TV sarà realizzata dal colosso statunitense, insieme all’editore Harper Collins e a New Line Cinema, con un accordo che richiede un impegno di ben 5 stagioni per portare “Il Signore degli Anelli” sul piccolo schermo.

Il progetto esplorerà nuove trame che precedono gli eventi narrati ne La Compagnia dell’Anello (primo dei libri di Tolkien), con l’opzione di una serie aggiuntiva di spin-off ambientati qua e là nella la Terra di Mezzo.

I termini dell’accordo sembrano prevedere che Amazon cominci la produzione della serie TV entro due anni, quando le spese di produzione relative al cast, ai produttori e agli effetti visivi, dovrebbero far lievitare i costi complessivi del progetto a circa 1 miliardo di dollari. In tal modo, “Il Signore degli Anelli” diventerebbe la serie TV più costosa di sempre, battendo il corrente record attualmente detenuto da Il Trono di Spade dell’emittente statunitense HBO.

Gollum
La creatura Gollum dei film de Il Signore degli Anelli

L’avvocato di Tolkien Estate Matt Galsor, che è stato il principale artefice dell’accordo, ha dichiarato in merito all’operazione di vendita dei diritti di Tolkien:

Questo è l’affare più complicato che abbia mai visto, ma è stato gestito in tempi relativamente brevi, in un modo che ha riunito le parti in un rapporto solido. È stato difficile, ma tutti si sono piaciuti e si sono sentiti una squadra quando l’accordo è stato siglato.

Non è ancora noto se Peter Jackson (regista della trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli) sarà il produttore esecutivo della serie TV. I legali del regista non hanno preso parte alle contrattazioni del 2017. Tuttavia, l’avvocato Peter Nelson ha recentemente contribuito ad aprire un dialogo tra Jackson e Amazon che potrebbe portare ad una collaborazione tra le parti.

 

Per quanto riguarda, invece, il coinvolgimento di New Line Cinema (e della casa madre Warner Bros.) nel progetto, sembra che Amazon abbia capito come potrebbe essere necessario utilizzare le riprese dei film per la produzione della serie TV. Questa è la ragione per la quale anche il co-presidente di New Line, Carolyn Blackwood, e il presidente del gruppo Warner Bros. Picture, Toby Emmerich, sono stati coinvolti direttamente nelle negoziazioni.

Almeno per il momento, in vista della produzione della serie TV è stato aggirato un potenziale ostacolo: quello rappresentato da Bob e Harvey Weinstein, che controllavano i diritti sui film di Tolkien alla Miramax e hanno firmato un contratto di condivisione degli utili con New Line nel 1998. I Weinstein avrebbero continuato a usare quell’accordo come base per una causa legale per ottenere profitti dai film di “Lo Hobbit”, che alla fine ha fruttato loro 12,5 milioni dal primo film della saga, ma nulla dalle altre due pellicole.

Per il momento non ci resta che attendere nuove informazioni sulla pre-produzione di questo epico show televisivo che si preannuncia, ovviamente, molto atteso dai fan di Tolkien. E non solo.

Fonte: Mondofox

Editing: Ines Palumbo