SIAMO TUTTI MIGRANTI ALLA RICERCA DI UN MONDO MIGLIORE

Il Progetto “SU.PR.EME. ITALIA” – promosso anche dal nostro Comune – ha come finalità il reperimento di immobili residenziali privati da destinare alla locazione in favore di cittadini immigrati regolari in condizioni di disagio abitativo

Oggi si parla tanto di migranti e immigrazione, e ricordare la storia significa anche creare collegamenti tra il passato e il presente: la condizione in cui oggi si trovano tante persone è molto simile a quella in cui si sono ritrovati gli italiani a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Stiamo parlando della “Grande Emigrazione”, che portò nove milioni di persone da nord a sud ad emigrare in America per andare alla ricerca della fortuna.

È un po’ ció che accade oggi a tutti quei migranti che intraprendono il lungo e doloroso viaggio della speranza, per andare alla ricerca di un futuro migliore per sé e le proprie famiglie.

Siamo tutti migranti alla ricerca di un mondo migliore, ed a tutti quanti noi fanno paura parole come: fame, povertà, guerra. Oggi, in tutte le società multietniche, una delle più grandi sfide é proprio quella di gestire le differenze. L’alterità non può essere eliminata o assimilata ma é necessario intraprendere le vie dell’incontro e della convivenza pacifica.  

Ancora oggi lo straniero continua ad essere associato a qualcosa di negativo e di minaccioso. Nel corso del tempo si è parlato di eliminazione, di assimilazione, di segregazione come la condizione degli ebrei che venivano ghettizzati e che nel periodo brutale del nazismo venivano considerati come entità staccate dal resto della società.

Troppo spesso si utilizza ancora il termine di integrazione quando in realtà occorre parlare di inclusione e di interculturalitá. La persona non dev’essere semplicemente integrata in una comunità, ma deve poter essere inclusa ed essere un partecipante attivo. Spesso i pregiudizi possono condizionare questo processo, generando una chiusura della persona in sé stessa perché non compresa.

I migranti arricchiscono?

É necessario partire dall’educazione sia a scuola ma soprattutto in famiglia, per cercare di diffondere un’ottica più aperta nei confronti del diverso. L’altro arricchisce la nostra vita, perché ci consente di scoprire nuove culture, religioni, lingue, tradizioni. Dobbiamo essere disposti ad aprire le frontiere del nostro cuore, perché il razzismo è un cancro silenzioso che aspetta il momento opportuno per discriminare, senza guardare in faccia nessuno.

Il rifiuto dell’altro ed anche la sua ingiusta discriminazione, è il tentativo di salvaguardare il sé e la propria identità perché ci si sente minacciati dalla diversità. Continuare a vivere in una società multietnica in cui si ha paura del diverso vuol dire non vivere. Non è con la paura, con la gerarchizzazione delle culture e la chiusura che si progredisce, ma con la valorizzazione delle unicità. Non possiamo annullare le differenze, perché queste esistono da sempre ed esisteranno sempre. La conoscenza e la curiosità sono importanti per imparare ad avere meno paura. Accettiamo le differenze e facciamo in modo che queste sussistano.

Progetto “SU.PR.EME. ITALIA”

A tal riguardo la Commissione Europea – Direzione Generale Migrazione e Affari interni ha approvato il Progetto “SU.PR.EME. ITALIA” – FAMI 2014/2020 – EMAS (Emergency Assistance) – Grant Agreement, che vede coinvolti, in partnership, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in qualità di lead applicant in partenariato con la Regione Puglia, la Regione Basilicata, la Regione Calabria, la Regione Campania, la Regione Sicilia, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e il Consorzio Nova. Tale iniziativa – promossa anche dal nostro Comune – ha come finalità il reperimento di immobili residenziali privati da destinare alla locazione in favore di cittadini immigrati regolari in condizioni di disagio abitativo.

Agenzia sociale per l’abitare

E nello specifico Agenzia sociale per l’abitare è il nome del progetto nato per fronteggiare l’emergenza abitativa dei migranti regolari che vivono nelle baracche di Contrada Russo.
Nata su proposta del Comune di Taurianova, Agenzia sociale per l’abitare verrà gestita dal Consorzio Macramè di Reggio Calabria, attivo da anni sul tema dell’accoglienza nel territorio calabrese. Ha l’obiettivo di ridurre l’emarginazione sociale dei migranti regolari, di promuovere l’inclusione sociale, favorire forme di accoglienza diffusa.https://www.youtube.com/embed/dWK_a1TBNy4?feature=oembed

Scrive in una nota il sindaco Biasi con l’assessore Crea (per le pari opportunità e politiche sociali) e l’assessore Fedele (all’immigrazione): “Diventa, pertanto, essenziale collocare al centro del progetto le persone accolte, le quali non devono essere meri beneficiari passivi di interventi predisposti in loro favore, ma protagonisti attivi del proprio percorso di accoglienza e di inclusione sociale”.

Al progetto possono aderire tutti i proprietari di case sfitte e abitabili nel comune di Taurianova, disponibili a destinarle in locazione in favore di migranti regolari in condizione di disagio socio-abitativo. L’Agenzia sociale per l’abitare selezionerà le case, offrirà ai proprietari servizio di accompagnamento nella fase preliminare di stipula del contratto di affitto, individuerà i potenziali inquilini, curerà il loro inserimento abitativo. Il comune di Taurianova attiverà una serie di garanzie, voucher integrativi in favore dei proprietari e agevolazioni economiche e sociali. I proprietari potranno avere la certezza di un reddito dall’affitto, sperimentare in prima persona un progetto innovativo di accoglienza.

Come comunità noi taurianovesi potremmo dar vita a delle opportunità, a delle attività o progetti rivolti alla conoscenza di culture diverse, perché è sempre più bello conoscere nuovi orizzonti che tracciare confini. Il pittore spagnolo, Pablo Picasso diceva: “non giudicare sbagliato ció che non conosci, prendi l’occasione per comprendere”. 

Fonte: https://www.taurianovatalk.it/news/2021/01/11/siamo-tutti-migranti/?fbclid=IwAR2q2Hdpw-P-FwqIrmDNVUZ5eW-Tt2q28-hMES0R9-gHptXMEevEGq-nhVI

Terrorism & Security

Osama bin Laden killed: How

the world is reacting

Western leaders and Arab citizens alike said that Osama bin Laden’s death is an important symbolic victory, but does not signal an end to the threat of terrorism in the West.

Reactions varied, but for many of them, the relief was measured. From Western leaders to Arab citizens, they acknowledged that while Mr. Bin Laden’s death is a symbolic victory, it does not signal an end to the threat of terrorism in the West.

“Osama bin Laden was responsible for the deaths of thousands of innocent people…. The forces of peace were successful last night. International terror has not been defeated. We’ll all have to remain vigilant,” said a spokesman speaking on behalf of German Chancellor Angela Merkel, according to Reuters.

In the Arab world, too, there was a widespread feeling that this was a milestone, but not an end, as the Guardian reported from Cairo and other major cities in the region.

Reaction in Cairo was initially muted, with local media outlets and early morning commuters reluctant to talk about the significance of the news before the body of the terrorist leader was displayed.

“I hope it’s true, but even it it is, does it really mean that al-Qaida is finished?” said bank worker Ayman Qhadari. “There will be a million more men like him. There probably already are.” …

“Al-Qaida is not one person anymore,” said Major General Hussein Kamal from the intelligence division of Iraq’s interior ministry. “I don’t expect that the killing of Bin Laden will finish al-Qaida here or in other countries. It will affect their morale, for sure. But it won’t end their organisation.”

Israel, which has described the fight against terrorism as a joint responsibility of the world’s democracies, responded euphorically. Prime Minister Benjamin Netanyahu said in a statement that Israel “shares the joy of the American people” and called the operation a “resounding victory for justice, freedom, and the values shared by all democratic countries fighting should to shoulder against terror.”

Meanwhile, the top Hamas official in the Gaza Strip condemned the killing of Bin Laden, according to Reuters. “We regard this as a continuation of the American policy based on oppression and the shedding of Muslim and Arab blood,” said Ismail Haniyeh, head of the Hamas administration in Gaza.

That statement could complicate the reconciliation deal agreed last week between Hamas and Western-backed Fatah, which made a statement of support for Bin Laden’s death and said the next step is ending the violence he endorsed, reported the Guardian.

“Getting rid of Bin Laden is good for the cause of peace worldwide but what counts is to overcome the discourse and the methods – the violent methods –that were created and encouraged by Bin Laden and others in the world,” Palestinian Authority spokesman Ghassan Khatib said.

Al Jazeera commentators agreed that Bin Laden’s death is also a symbolic victory in the Arab world, but argued that it is much less of a game changer than the popular uprisings sweeping the region since January.

” … Bin Laden has already been made irrelevant by the Arab Spring that underlined the meaning of peoples power through peaceful means,” said Marwan Bishara, an Al Jazeera political analyst, in a column.

A Guardian report from the Afghan capital of Kabul said the streets of the city were quiet and the local reaction was muted as President Hamid Karzai announced Bin Laden’s death. Mr. Karzai used the event as an opportunity to criticize the West’s operations in Afghanistan because Bin Laden was not found in the country.

“Year after year, day after day, we have said the fighting against terrorism is not in the villages of Afghanistan, not among the poor people of Afghanistan,” he said. “The fight against terrorism is in safe havens. It proves that Afghanistan was right,” Karzai said.

Indian officials, meanwhile, used the news to bolster their longtime claims that Pakistan harbors militants, according to Dawn. How else could Bin Laden have hidden there so long, so comfortably?

“We take note with grave concern that part of the statement in which President Obama said that the firefight in which Osama bin Laden was killed took place in Abbotttabad ‘deep inside Pakistan’,” Indian Home Minister P. Chidambaram said.

“This fact underlies our concern that terrorists belonging to different organisations find sanctuary in Pakistan,” he said.

India has long had fraught relations with Pakistan, partially stemming from India’s belief that Pakistan has allowed militant groups to operate within its borders.

A senior security official in the Pakistani city of Peshawar told Reuters that the attack on Bin Laden’s compound was a joint operation, but the fact that Pakistan hadn’t acted sooner could reflect badly on the country’s willingness to hunt down militants.

“Pakistan will have to do a lot of damage control because the Americans have been reporting he is in Pakistan. This is a serious blow to the credibility of Pakistan,” [said security analyst Imtiaz Gul].

But defence analyst and former general Talat Masood said the fact bin Laden was killed in a joint operation would limit the damage to Pakistan’s image.

“There should be a sigh of relief because this will take some pressure off of Pakistan,” said defence analyst and former general Talat Masood. “Pakistan most probably has contributed to this, and Pakistan can take some credit for this – being such an iconic figure, it’s a great achievement.”

The Times of India interpreted the ambiguity of US and Pakistan statements on involvement differently, however, saying that Obama’s statement “left no doubt” that the US alone could take credit for Bin Laden’s death and that Pakistan was not informed of the operation.

In fact, there was not even a word of thanks for Pakistan. Instead, Obama said: ”Tonight, I called President Zardari, and my team has also spoken with their Pakistani counterparts. They agree that this is a good and historic day for both of our nations. And going forward, it is essential that Pakistan continue to join us in the fight against al-Qaida and its affiliates.”

The finger of suspicion is now pointing squarely at the Pakistani military and intelligence for sheltering and protecting Osama bin Laden before US forces hunted him down and put a bullet in his head in the wee hours of Sunday. The coordinates of the action and sequence of events indicate that the al-Qaida fugitive may have been killed in an ISI safehouse.

http://www.csmonitor.com/World/terrorism-security/2011/0502/Osama-bin-Laden-killed-How-the-world-is-reacting?cmpid=addthis_facebook&sms_ss=facebook&at_xt=4dbee2b8d456a5fc%2C0

Hati: il dolore e il grido

Haiti: il dolore e il grido

E noi apriamo le nostre palme vuote
La tragedia di Haiti lascia senza fiato. Gigantesca. Più di quanto si immaginava. Il numero delle vittime imprecisato, si parla di decine e decine di migliaia. In una parte di un’isola già povera e provata da miseria e fatica di vivere, si è abbattuta una sventura che lascia attoniti. Come se a sventura si aggiungesse sventura in un baratro senza fondo. Haiti, nome esotico e di buia miseria. Nome di terra lontana. Di popolo provato e povero. E il fiato non si sa dove prenderlo. Se metti la faccia tra le mani, il respiro non torna.

E se anche ti volti da un’altra parte, il respiro non torna. E se ancora maledici i terremoti, non torna. Come non tornano le decine di migliaia di innocenti. I bambini e le donne. Come non tornano i sepolti vivi.

Un raddoppiamento di male. Di sventura. Un raddoppiamento di catastrofe. Una insistenza del dolore e della mancanza di fiato. Come se nessun “perché” gridato in faccia a nessuno e nemmeno gridato in faccia al cielo potesse esaurire lo sconforto, e la durezza che impietrisce davanti al disastro e alle immagini di disastro. Nessun “perché” rigirato nelle mani, nessuna domanda ricacciata in gola, può esaurire l’inquietudine. Una doppia ingiustizia. Una moltiplicata sventura. Anche il cuore più sordo sente il grido di questa sventura. Anche il cuore più duro si crepa davanti alla morte che domina così apertamente, così sfacciatamente. Anche l’anima che non sospira mai, sente il fiato che si tira. Il fiato che non arriva. Il fiato che si rompe.

Quasi non si arriva nemmeno alla domanda, lecita, urgente di cosa si può fare, di fronte a questa tragedia. Quasi non si arriva a formulare nessuna domanda su cosa fare, perché si rimane inchiodati a una domanda più forte, più radicale: cosa possiamo essere? Sì, insomma, cosa si è, cosa è essere uomini davanti a questi eventi? Perché sembra quasi che ogni forza nostra, ogni umana dignità siano annullate. Radiate. Come se esser uomini davanti a tali tragedie sia quasi una cosa grottesca. Tappi di sughero nel mare in tempesta. Formiche in balìa della strage, come diceva Leopardi di fronte al Vesuvio sterminatore.

Da dove riprendere fiato, umanità, dignità davanti a tale strage? Non c’è altra possibilità: davanti a questo genere di cose, o si prega o si maledice Dio. O si è credenti o si diventa contro Dio. Una delle due. E se il cristiano dice di esser quello che prega, invece di esser l’uomo che maledice, non lo fa per sentimentalismo. Non lo fa per comodità. Anzi, è più scomodo. Molto più scomodo. Ma più vero. Perché quando il mistero della vita sovrasta – nella sventura come nelle grandi gioie – è più vero aprire le palme vuote, o piene di calcinacci o di sangue dei fratelli e dire: tienili nelle tue braccia. Tienili nel Tuo cuore. Perché noi non riusciamo a conservare nemmeno ciò che amiamo. Perché la vita è più grande di noi, ci eccede da ogni parte, e la morte è un momento di eccedenza della vita. Un momento in cui la vita tocca fisicamente il suo mistero.

La natura non è Dio. In natura esistono anche i disastri. Come gli spettacoli e gli incanti. Ma la natura non è Dio. Non preghiamo la natura, che ha pregi e difetti, come ogni creatura. Preghiamo Dio creatore di abbracciare il destino delle vittime. Il destino triste di questi fratelli. Che valgono per Lui come il più ricco re morto anziano e sereno nel proprio letto. Che ci ricordano, nel loro dolore, che non siamo padroni del destino.

Davide Rondoni

RACCOLTA FONDI PER I TERREMOTATI DI HAITI :

AVSI a seguito del violentissimo terremoto che ha colpito Haiti – ha lanciato una raccolta fondi per intervenire in favore della popolazione e far fronte alla grave emergenza umanitaria che si è creata nell’isola.
AVSI è presente ad Haiti dal 1999 con alcuni progetti a sostegno della realtà locale; i suoi 6 operatori sono fortunatamente salvi.

– Credito Artigiano – Sede Milano Stelline, Corso Magenta 59
IBAN IT 68 Z0351201614000000005000
Per bonifici dall’estero:  IBAN IT 68 Z0351201614000000005000   BIC (Swift code) ARTIITM2
– Conto corrente postale n° 522474, intestato AVSI

 

In memoria del Papa

Stamattina si sono svolti a Piazza S. Pietro i funerali solenni di Papa Giovanni Paolo II. Molto emozionante è stata la presenza dei capi di Stato, degli esponenti religiosi e dei fedeli di quasi tutto il mondo.

Seguendo questo link http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/documents/hf_jp-ii_spe_20000819_gmg-veglia_it.html troverete il discorso che il Papa ha tenuto il 19 agosto 2000 a Tor Vergata in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù e che penso possa suscitare anche in voi particolare interesse.
Spero che il prossimo Pontefice riesca a trasmettere a noi giovani nello stesso modo lo stesso messaggio d’amore.