Vip se dixit

Frasi celebri di DONNE che sono diventate GRANDI STAR
 
“Mi piacciono le donne che si prendono cura di se stesse e che mettono creatività nel loro look. Il mio guardaroba rappresenta gran parte di ciò che sono.” BEYONCE’
 
“C’è chi pensa a me come a un manico di scopa solo perchè non posso esibire una scollatura mozzafiato. Ma si può essere un manico di scopa decisamente sexy…” KEIRA KNIGHTLEY
 
“Non facevo altro che dire: “Io, io, io”. Tutto colpa di una vita piena di agi, ma non andava bene. Sono troppo giovane per non imparare a essere anche umile. Anche professionalmente devo crescere e migliorarmi.” MISHA BARTON
 
Sono abituata a essere criticata e le critiche non mi preoccupano affatto. Ognuno ha il diritto di avere di me l’opinione che vuole. Io voglio essere soltanto vera come donna e come artista.” MADONNA
 
“La trasgressione è un terribile conformismo. Per quanto venga considerata dark e perversa, io sono una ragazza all’antica. Mi sento un’avanguardia culturale, non una trasgressiva.” ASIA ARGENTO
 
“Credo che una donna debba essere soprattutto consapevole del fatto che lei può riuscire in tutto, non è importante avere armi ma è importante crederci fino in fondo.” SARAH MICHELLE GELLAR
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kiss…

Bacio
non dato è bacio sprecato;

l’amore dev’essere assaggiato.

So che
per qualcuno provi amore;

diglielo dunque, non aver pudore:

umidi
gli occhi, le labbra riarse

si
fanno nell’attesa di incontrarsi;

non
tenerli in un’ansia prolungata;

bacio
non dato è bacio sprecato.

E. Vance
Cooke

friendship

“Il mio amico non è tornato dal campo di battaglia, signore. Le chiedo il permesso per andare a cercarlo” disse un soldato al suo tenente. “Permesso negato” replicò il tenente “Non voglio che lei rischi la sua vita per un uomo che probabilmente è gia morto”. Il soldato senza prestare attenzione al divieto se ne andò e un’ora dopo ritorna, ferito mortalmente, trasportando il cadavere dell’amico. L’ufficiale era furioso “Le avevo detto che ormai era morto! Mi dica se valeva la pena andare fin laggiù per recuperare un cadavere?!”. Il soldato moribondo rispose “Certo signore! Quando l’ho trovato era ancora vivo e ha potuto dirmi: ero sicuro che saresti venuto!” …Un amico è colui che arriva sempre, anche quando tutti ti hanno già abbandonato!…

12 May..le ultime lettere di Jacopo Ortis..

12 Maggio

Non ho osato no, non ho osato. – Io poteva abbracciarla e stringerla qui, a questo cuore. La ho veduta addormentata: il sonno le tenea chiusi que’ grandi occhi neri; ma le rose del suo sembiante si spargeano allora più vive che mai su le sue guance rugiadose. Giacea il suo bel corpo abbandonato sopra un sofà. Un braccio le sosteneva la testa e l’altro pendea mollemente. Io la ho più volte veduta a passeggiare e a danzare; mi sono sentito sin dentro l’anima e la sua arpa e la sua voce; la ho adorata pien di spavento come se l’avessi veduta discendere dal paradiso – ma così bella come oggi, io non l’ho veduta mai, mai. Le sue vesti mi lasciavano trasparire i contorni di quelle angeliche forme; e l’anima mia le contemplava e – che posso più dirti? tutto il furore e l’estasi dell’amore mi aveano infiammato e rapito fuori di me. Io toccava come un divoto e le sue vesti e le sue chiome odorose e il mazzetto di mammole ch’essa aveva in mezzo al suo seno – sì sì, sotto questa mano diventata sacra ho sentito palpitare il suo cuore. Io respirava gli aneliti della sua bocca socchiusa – io stava per succhiare tutta la voluttà di quelle labbra celesti – un suo bacio! e avrei benedette le lagrime che da tanto tempo bevo per lei – ma allora allora io la ho sentita sospirare fra il sonno: mi sono arretrato, respinto quasi da una mano divina. T’ho insegnato io forse ad amare, ed a piangere? e cerchi tu un breve momento di sonno perché ti ho turbato le tue notti innocenti e tranquille? a questo pensiero me le sono prostrato davanti immobile immobile rattenendo il sospiro – e sono fuggito per non ridestarla alla vita angosciosa in cui geme. Non si querela, e questo mi strazia ancor più: ma quel suo viso sempre più mesto, e quel guardarmi con pietà, e tacere sempre al nome di Odoardo, e sospirare sua madre – ah! il cielo non ce l’avrebbe conceduta se non dovesse anch’essa partecipare del sentimento del dolore. Eterno Iddio! esisti tu per noi mortali? O sei tu padre snaturato verso le tue creature? So che quando hai mandato su la terra la Virtù, tua figliuola primogenita, le hai dato per guida la Sventura. Ma perché poi lasciasti la Giovinezza e la Beltà così deboli da non poter sostenere le discipline di sì austera istitutrice? In tutte le mie afflizioni ho alzato le braccia sino a te, ma non ho osato né mormorare né piangere: ahi adesso! Or perché farmi conoscere la felicità s’io doveva bramarla sì fieramente, e perderne la speranza per sempre? – No, Teresa è mia tutta; tu me l’hai assegnata perché mi creasti un cuore capace di amarla immensamente, eternamente.

perchè la matematica viene considerata scienza?(Chapter one)

Le origini

I matematici del XX secolo svolgono un’attività intellettuale altamente sofisticata, difficile da definire; ma gran parte di ciò che oggi va sotto il nome di matematica è il risultato di uno sviluppo di pensiero che originariamente era accentrato attorno ai concetti di numero, grandezza e forma. Le vecchie definizioni della matematica come quella di “scienza del numero e della grandezza” non sono più valide; tuttavia esse indicano le origini delle varie branche della matematica. Le nozioni originarie collegate ai concetti di numero, grandezza e forma si possono far risalire alle epoche più antiche in cui visse l’uomo e vaghi accenni a nozioni matematiche si possono vedere adombrati in forme di vita che forse hanno anticipato il genere umano di parecchi milioni di anni. Darwin in Descent of man (l’origine della specie) (1871) notò che certi animali superiori posseggono capacità come la memoria e l’immaginazione, e oggi è ancor più evidente che le capacità di distinguere il numero, la dimensione, l’ordine e la forma-rudimenti di un istinto matematico-non sono proprietà esclusiva del genere umano. Esperimenti effettuati con corvi, per esempio, hanno mostrato che almeno certi uccelli sono in grado di distinguere insieme contenenti fino a 4 elementi. In numerose forme inferiori di vita è chiaramente presente una consapevolezza delle differenze esistenti in strutture che si trovano nel loro ambiente, e ciò è affine all’interesse del matematico per la forma e la relazione. Un tempo si pensava che la matematica avesse direttamente a che fare con il mondo della nostra esperienza sensibile; fu solo nel XIX secolo che la matematica pura si liberò dalle limitazioni imposte dalla osservazione della natura. E’ chiaro che originariamente la matematica nacque come un aspetto della vita quotidiana dell’uomo; e se è valido il principio biologico della “soppravvivenza del più adatto”, la durata del genere umano probabilmente non è del tutto priva di rapporto con lo sviluppo di concetti matematici nell’uomo. In un primo tempo le nozioni primitive di numero, grandezza e forma facevano, forse, riferimento più a contrasti che non a somiglianze: la differenza tra un solo lupo e molti lupi, la disuguaglianza di dimensioni tra un pesciolino e una balena, la dissomiglianza tra la rotondità della Luna e la rettilinearità di un pino. Gradualmente deve essere emersa, dal disorientamento di esperienze caotiche, la consapevolezza di somiglianze di numero e di forma trassero origine tanto la scienza della natura quanto la matematica. Le differenze stesse sembrano rinviare a somiglianze: infatti, il contrasto tra un solo lupo e molti lupi, tra una pecora e un gregge, tra un albero e una foresta suggerisce che un lupo, una pecora e un albero hanno qualcosa in comune: la loro unicità. Nella stessa maniera si sarebbe osservato che certi altri gruppi, come le coppie, possono essere messi in corrispondenza biunivoca. Le mani possono essere appaiate con i piedi, con gli occhi, con le orecchie o con le narici. Questo riconoscimento di una proprietà astratta che certi gruppi hanno in comune, e che chiamiamo numero, rappresenta un grande passo verso la matematica moderna. E’ inverosimile che tale riconoscimento sia stato dovuto alla scoperta di un singolo individuo o di una singola tribù; si tratto più probabilmente di una consapevolezza graduale che si è forse sviluppata a uno stadio altrettanto primitivo dello sviluppo culturale dell’uomo quanto lo fu l’uso del fuoco, forse circa 300000 anni fa. Che lo sviluppo del concetto di numero sia stato un processo lungo e graduale è indicato dal fatto che alcune lingue, come il greco, hanno conservato nella loro grammatica una distinzione tripartita tra uno, due e più di due, mentre la maggior parte delle lingue moderne fanno soltanto una distinzione di “numero” bipartita tra il singolare e il plurale. Evidentemente i nostri più antichi antenati in un primo tempo contavano soltanto fino a due, indicando con “molti” qualsiasi insieme superiore. Ancora oggi molti popoli primitivi continuano a contare gli oggetti disponendoli in gruppi di due.

tratto dal libro “Storia della matematica”  di Boyer

un pò di filosofia…

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e lo riempì con sassi di circa tre centimetri di diametro; poi chiese ai suoi studenti se il contenitore fosse pieno ed essi gli risposero di sì.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente: ovviamente i piselli si infilarono negli interstizi vuoti rimasti tra i vari sassi. Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, risposero di sì.
Quindi il professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto. La sabbia riempì ogni spazio vuoto rimasto: per l’ennesima volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero che lo era senza ombra di dubbio.
Infine il professore tirò fuori da sotto la scrivania due lattine di birra e le versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia. Gli studenti risero a crepapelle.

“Ora” disse il professore, “voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita.
I sassi sono le cose importanti, la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli, le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.
I piselli sono le altre cose per voi importanti: il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto… le piccole cose, insomma.”
“Se metteste dentro il vasetto per prima la sabbia” continuò il professore “non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita: se dedicherete tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura in primis dei sassi, ovvero delle cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità… il resto è solo sabbia”.

Una studentessa allora alzò la mano e chiese al professore cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. Volevo solo dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perchè c’è sempre spazio per un paio di birre con gli amici.”